Parapetti anticaduta permanenti: requisiti, prove e utilizzo

Pubblicata sul sito dell’ente italiano di normazione la nuova norma UNI 11996, “Parapetti anticaduta permanenti – Requisiti di sicurezza, metodi di prova e condizioni di utilizzo”. La norma offre indicazioni su come fabbricare e utilizzare correttamente queste strutture di protezione in un settore ad alto rischio infortunistico come quello edilizio.

Secondo il Rapporto INAIL-Regioni del settembre 2025 (realizzato analizzando l’andamento degli infortuni mortali e gravi dal 2013 al 2022) le cadute dall’alto rappresentano la causa principale di infortunio mortale nei cantieri, pari al 58% del totale degli incidenti registrati.
Le cadute dall’alto avvengono principalmente da attrezzature per lavoro in quota (per quasi il 40% attraverso l’uso di ponteggi, scale portatili, trabattelli) oppure da tetti o coperture (per il 30% durante attività di manutenzione o per il rifacimento di strutture edili).

Il documento UNI 11996:2025 suddivide i parapetti anticaduta permanenti in due classi: A e B.
Il parapetto di classe A deve resistere ai soli carichi statici, mentre quello di classe B anche ad azioni dinamiche moderate. Inoltre, la norma individua due tipologie di parapetti: quello “a correre” (composto da una sequenza di montanti e correnti, quest’ultimi giuntati a correre) e quello “a moduli” (formato da elementi modulari posti in sequenza, ma in generale non collegati).